Per quanto riguarda la previdenza complementare siamo prossimi all’introduzione di importanti novità. Alcune di queste rappresentano un semplice restyling della norma, come ad esempio:
- Il limite massimo di deducibilità fiscale si alza, da 5.164 a 5.300 €
- Per i neo-occupati, a partire dal 5° anno di attività lavorativa, il limite di deducibilità di 5.300 € viene incrementato del 50% sfruttando quanto non dedotto nei primi 5 anni di lavoro
- I premi di produttività convertiti in previdenza complementare sono interamente esenti da tassazione fino a un massimo di 5.000 € annui, a patto di avere una ral inferiore a 80.000 euro. Il versamento deve essere fatto direttamente dal datore di lavoro.

Quali saranno, nel dettaglio, le novità?
Appena usciti i decreti attuativi su Covip, l’organo di vigilanza dei fondi pensione, che hanno introdotto un periodo transitorio che terminerà il 31 dicembre 2026, entro i quali i fondi pensione dovranno adeguarsi alle novità.
Verrà garantita maggiore flessibilità nella liquidazione del montante.
Al momento del pensionamento, viene confermata la possibilità di riscattare in capitale fino al 50% del montante accumulato. Per la quota restante, oltre alla classica rendita vitalizia, vengono introdotte nuove opzioni di flessibilità:
- Rendita a durata definita calcolata in base alla speranza di vita del sottoscrittore, con possibilità di reversibilità a favore di un beneficiario designato;
- Prelievo a chiamata: Possibilità di riscattare frazioni di capitale in base alle proprie necessità;
In entrambi I casi, si prevede una tassazione agevolata che varia dal 15% al 9%.
- Erogazione frazionata: sarà possibile smobilizzare tutto il montante in un periodo non inferiore a 5 anni, con tassazione massima del 20% e minima del 15% in base alla permanenza del fondo pensione
Con queste modalità il montante residuo resta nella forma pensionistica complementare e, in caso di scomparsa del beneficiario durante l’erogazione, può essere riscattato dai soggetti indicati al momento della scelta.
Questo significa che decidere come ricevere il fondo pensione non riguarda solo il proprio reddito futuro ma anche la protezione del coniuge, dei figli o delle altre persone che si vogliono tutelare.
Importanti novità ci saranno anche nel campo del TFR.
A partire dal 1° luglio, tutti i neo-assunti avranno 60 giorni di tempo per esprimere la propria scelta sulla destinazione del TFR. In assenza di una dichiarazione esplicita, scatterà l’iscrizione automatica alla previdenza complementare. Il TFR e i relativi contributi confluiranno nel fondo negoziale maggiormente rappresentativo previsto dal Contratto Collettivo di riferimento.
Per le aziende con almeno 60 dipendenti, l’obbligo di versare il TFR al Fondo di Tesoreria INPS scatterà nel biennio 2026-2027. Negli anni successivi la soglia dimensionale verrà ridotta per estendere l’obbligo anche alle imprese più piccole.
A partire dal 31 ottobre, viene finalmente garantito il principio di portabilità del contributo a carico del datore di lavoro. Il lavoratore manterrà il diritto a ricevere la quota aziendale anche qualora decida di trasferire la propria posizione previdenziale a un fondo diverso da quello di categoria (come un FPA o un PIP).
Se vuoi capire meglio come queste novità influenzeranno la tua situazione personale o se desideri migliorare la tua strategia di risparmio fiscale e previdenziale, non esitare a contattarmi.
